Imezio

Altre denominazioni: Marmo dell'Imetto, Marmo cipolla.

Il nome della tradizione marmoraria romana e' dato, come per il marmo del Proconneso, dall'odore bituminoso che emana nel momento della frattura. Per questo motivo e anche per l'aspetto questi due marmi sono difficilmente distinguibili.

Le cave sono situate soprattutto sul versante occidentale dell'estremo sperone settentrionale del Monte Imetto, che si innalza a circa 11 km da Atene. Sono state visitate dal viaggiatore inglese G. A. Olivier tra il 1792 ed il 1798, (da cui il Corsi ha ricavato una serie di notizie) e successivamente descritte dal Curtius e dal Kampert. Altri viaggiatori e studiosi come il Dodwell, agli inizi dell'800, ed il Leake alcuni decenni piu' tardi, danno notizie di cave antiche che non sono piu' rintracciabili. In effetti lo sfruttamento moderno ha cancellato soprattutto le tracce dei siti del versante prospiciente Atene; comunque luoghi di estrazione antichi importanti dovevano trovarsi a sud di Romnounte, a Karyes, a Kara e ad Anydros. Petrograficamente si tratta di un marmo.

Il marmo e' stato ovviamente usato nella costruzione di edifici ateniesi, ma come periodo per l'inizio del suo sfruttamento si puo' dare genericamente solo il IV secolo a.C., in cui era gia' sicuramente estratto.

A Roma fu introdotto nei primi anni del I secolo a.C. dal console Lucio Crasso ed utilizzato con una certa larghezza soprattutto in opere architettoniche. Sul versante ovest della parte settentrionale del Monte Imetto sono state individuate due iscrizioni che secondo l'Ober provano il fatto che le cave fossero di proprieta' imperiale, anche se a partire dall'eta' di Augusto la popolarita' di alcuni marmi bianchi venne diminuendo dopo l'inizio dello sfruttamento su larga scala del Lunense. La Blake cita un solo esempio, sebbene importante, dell'impiego di marmo imezio in Italia per l'eta' imperiale: l'arco di Traiano ad Ancona.

La notevole estrazione di cui il marmo e' oggetto in epoca moderna rende difficile seguire la storia delle sue cave nei secoli.

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